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“LA RESISTENZA È SACRA”

Marino e Sandro Severini dei Gang parlano del loro rapporto con la Resistenza dopo il concerto a san Pietro in Carpignano “La Resistenza è sacra perché sta dalla parte della vita”: sono le parole di don Raimondo Viale, prete partigiano protagonista del libro “Il prete giusto” di Nuto Revelli che Marino e Sandro Severini dei […]

Marino e Sandro Severini dei Gang parlano del loro rapporto con la Resistenza dopo il concerto a san Pietro in Carpignano

“La Resistenza è sacra perché sta dalla parte della vita”: sono le parole di don Raimondo Viale, prete partigiano protagonista del libro “Il prete giusto” di Nuto Revelli che Marino e Sandro Severini dei Gang fanno loro per analizzare il filo rosso che lega da oltre trent’anni la band marchigiana alla Resistenza, pochi minuti dopo aver suonato come ospiti al Concerto Resistente degli Yo Yo Mundi andato in scena a Quiliano il 5 settembre.

ANDREA OLIVERI

Resistenza e la situazione della cultura in Italia secondo Marino e Sandro Severini dei Gang. “Quando pensiamo alla Resistenza, il nostro immaginario si collega alla lotta partigiana del ’43-’45, ma tutta la storia dell’umanità è sempre stata piena di resistenza – afferma Marino – essa si configura ogni qualvolta viene violata la vita e quando qualcuno decide di assumerne la sua difesa”.

I Gang sono il gruppo che più di ogni altro ha cantato la Resistenza in Italia: “Noi abbiamo scritto tante canzoni ad essa ispirate e molte storie ce le hanno raccontate direttamente i partigiani – ricorda Severini, a cui fa eco il fratello Sandro: “Per noi è stato un punto di svolta nonché  fonte di grande ispirazione, canzoni come “La pianura dei sette fratelli” o “Eurialo e Niso” si sono susseguite nel corso degli anni come un fiume”; dunque non si tratta soltanto di amarcord: “E’ identità ma anche appartenenza a chiunque decide di schierarsi dalla parte della vita – riprende il leader – anche oggi ci sono i nuovi partigiani, penso alle ONG che sono a fianco di coloro che fuggono dagli orrori della guerra e dalla fame e che per farlo spesso violano le leggi dei vari Paesi”.

Marino (voce, chitarra) e Sandro Severini (chitarra) dei Gang

Tuttavia non è sempre stato facile raccontare in musica le gesta dei ribelli della montagna: “Quando abbiamo iniziato noi in Italia non si cantava la Resistenza dai tempi degli Stormy Six, bisognava riportare alle nuove generazioni quelle storie e quell’immaginario in modo che ne facessero una loro versione”; ciò non voleva dire solo tramandare generazione dopo generazione la memoria della Resistenza, “ma sopratutto quei sentimenti che ne stanno alla base”, precisa il musicista: “Negli anni Settanta si cantavano i movimenti, ma c’era un rapporto conflittuale con la Resistenza, anche perché alcuni che ne avevano fatto parte occupavano dei posti nel governo”. I Fratelli Severini sentirono per primi la necessità di ricucire il legame con il racconto della lotta del ’43-’45, fondando il gruppo: “In maniera inconscia noi ricercavamo anche il sentimento d’appartenenza intorno a quella apolitica che avevamo conosciuto e che negli anni Settanta non c’era più – riflette Marino – grazie alla band piano piano l’abbiamo ritrovata”. E in più di trent’anni di carriera ‘suonati’, con numerosi concerti all’attivo e migliaia di chilometri percorsi, attorno alla Banda Severini si è consolidata una vera e propria comunità: “Salire sul palco per noi è un rito che si consuma ogni sera con persone che si emozionano sentendosi appartenenti a queste storie. È il sentimento della memoria che ci fa comunicare, le canzoni servono a quello”. Ed è proprio la memoria delle storie lo strumento imprescindibile per i due punk rockers di Filottrano, ancora di più delle chitarre: “Noi siamo molto legati al fatto di cantare delle storie e continuare a cantarle significa tenerle in vita; la Memoria ci rende invincibili”.

C’è tempo infine per qualche considerazione sull’attualità: “L’Italia è un paese che ha grossi problemi di riorganizzazione sociale e le forze politiche che lo guidano non sanno che pesci pigliare” – ammonisce Severini, incalzato nuovamente da Sandro: “Il Covid non ha fatto altro che evidenziare la bassa considerazione che si ha della cultura in Italia – dichiara il chitarrista – se io suono è grazie alle persone che montano palco e attrezzature, persone che fanno un gran lavoro, una gran fatica ma che non vengono neanche riconosciuti come lavoratori. Sono dei fantasmi e per giunta sottopagati”. In stretta connessione, anche il problema della produzione musicale, a causa della confusione tra bene e merce: “Chi produce merce deve sottostare alle regole del mercato e del profitto, chi produce un bene culturale invece deve avere come riferimento la politica. Bisogna dividere le due cose – ribatte Marino – noi vogliamo che il nostro lavoro sia portato nell’ambito dei beni perché ciò che facciamo non nasce per essere venduto e per far profitto ma per far sì che ci sia un’emancipazione culturale”. Colpa è anche della sinistra, contro cui Severini non esita a puntare il dito: “Alla fine anch’essa ha puntato tutto sul mercato e ha contribuito a sottoporre la produzione della cultura al profitto, umiliandola. D’altronde l’abbandono della sinistra nei confronti di intellettuali e produzione della cultura è storia vecchia, tanto che ne scrissero già Sciascia e Pasolini”. Soluzione? “Quello che abbiamo sempre fatto noi, cioè creare una scena e un circuito direttamente. E soprattutto unire insieme le forze, non pensando ognuno per sé come invece si sta facendo da anni e anni”.

Marino Severini sul palco a Quiliano. ©Silvio Rossi
Sandro Severini ospite degli Yo Yo Mundi a Quiliano. ©Silvio Rossi

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