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LE MEMORIE DI UN PAZZO

Martedì 30 dicembre alle ore 21, presso il Teatro Nuovo di Valleggia, LE MEMORIE DI UN PAZZO Di Nicolaj Vasil’evic Gogol’ Adattamento e traduzione di Roberto Lerici Interpretato e Diretto da ROBERTO TESCONI INGRESSO LIBERO “Sui marciapiedi pozzanghere. Che il diavolo mi prenda! Come amo il tempaccio! Nessun perdigiorno in strada. Non troverai nessuno di […]

Martedì 30 dicembre alle ore 21, presso il Teatro Nuovo di Valleggia, LE MEMORIE DI UN PAZZO Di Nicolaj Vasil’evic Gogol’

Adattamento e traduzione
di Roberto Lerici

Interpretato e Diretto da
ROBERTO TESCONI

INGRESSO LIBERO

“Sui marciapiedi pozzanghere. Che il diavolo mi prenda! Come amo il tempaccio! Nessun perdigiorno in strada. Non troverai nessuno di quei signori che si trascinano ciondolando solo per guardarti gli stivali, i calzoni, il cappello, e poi spalancando l’orifizio, voltarsi più volte per squadrarti con cura anche nella tua facciata posteriore!”

Le Memorie di un Pazzo scritto intorno al 1835, è un piccolo capolavoro tracciato su un filo che collega realismo, romanticismo, ironia, osservazione della vita quotidiana e voli di fantasia.
L’adattamento e traduzione di Roberto Lerici, amico carissimo mai dimenticato, coglie in pieno la potenza espressiva, dell’autore, dosando il patetico e l’ironico, il tragico e il
comico.

Aksentij Ivanovic Popriscin, così caricaturale, grottesco, infantile, fantasioso è il personaggio che ho subito amato sin dalla prima lettura.
Era il 1987 abitavo già a Roma ed ero ospite della famiglia Lerici, ho abitato con loro due intensi e meravigliosi anni.
Roberto Lerici, aveva l’abitudine di leggermi/leggerci ogni testo che “ultimava”. Io, Riro, la moglie, e i figli, Roberta, Vanina, Millo, e Barbara ci riunivamo la mattina del giorno dopo nello studio di Roberto e come scolaretti attenti e disciplinati ascoltavamo la “ prima “ lettura del testo. Fu una di quelle mattine che mi lesse “Le memorie di un pazzo” e dopo la lettura mi disse:
< Ecco, questo è un testo per le tue “corde”.>;
gli promisi che l’avrei interpretato.

Roberto Tesconi

 

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