L’8 marzo in concomitanza della giornata internazionale dei diritti delle donne, il Teatro Nuovo di Valleggia ha ospitato lo spettacolo Madame Bovary, c’est moi?, scritto da Chiara Pasetti, per la regia di Alberto Giusta.
FEDERICO CARRETTA
Lo spettacolo offre un adattamento delle origini del celebre romanzo Madame Bovary di Gustave Flaubert, in cui si racconta delle sue fasi di elaborazione e degli spunti che hanno influenzato la realizzazione del romanzo. Proseguendo con la narrazione delle avventure libertine di Emma Bovary e concludendo con il processo subito dall’autore per la pubblicazione del romanzo sopracitato, ritenuto offensivo per la morale dell’epoca.
I due interpreti Massimo Rigo e Lisa Galantini vestono i panni rispettivamente di Gustave Flaubert e di Emma Bovary, la quale funge anche da narratrice delle vicende del suo stesso autore, in questo doppio ruolo tra frutto dell’intelletto dell’autore e proiezione onnisciente della mente di Flaubert.
La storia comincia nel settembre 1849, Gustave Flaubert ha 28 anni, vive con la madre a Croiset in Normandia, vicino a Rouen. Flaubert sta concludendo di leggere ai suoi amici Maxime Du Camp e Louis Bouilhet il suo ultimo progetto letterario: La tentazione di Sant’Antonio, per avere un sincero giudizio sul suo lavoro.
I due amici non sembrano convinti del lavoro svolto da Flaubert, esortandolo a sfruttare maggiormente le sue capacità analitiche del sentimento umano per farle concrete e tangibili, mostrandogli comunque la stima che hanno per il suo talento forse troppo concentrato su aspetti metafisici del mondo e i sentimenti al limite del romanticismo o del mitologico. Forse la chiave più opportuna per un lavoro fuori dalle sue corde è rinunciare al lirismo e ai soggetti eccentrici e stravaganti, aggiustare il tiro mettendo un “corsetto” alla sua parte romantica. Al termine del suo viaggio in Oriente, Flaubert ha il soggetto giusto per il suo nuovo romanzo: Madame Bovary, un giusto connubio tra lo stile naturalista di Emile Zola e lo spirito romantico dell’autore. La protagonista rappresenta di fatto questa simbiosi dei due generi, prendendo spunto da un fatto di cronaca piuttosto noto in Francia, la storia del Dottor Eugène Delamare e di sua moglie Deplhine.
La pubblicazione del romanzo porta l’autore ad essere processato per oltraggio alla morale religiosa e pubblica francese e al buon costume, finendo successivamente per essere assolto da tutte le accuse.
Flaubert sembra fiero del suo lavoro, ha saputo dare una nuova linfa alla sua vena letteraria, riuscendo a seguire i suggerimenti dei suoi amici e sembra pronto ad intraprendere un nuovo progetto. Anche se nel suo animo, pur non volendolo riconoscere, è rimasta ancora qualche briciola della sua creatura, quella donna fantasiosa e romantica che sognava una vita più affine ai libri che leggeva e distante dalla realtà borghese che la circondava.
L’autrice Chiara Pasetti esprime una forte conoscenza dell’argomento già approfondito e affrontato durante i suoi studi universitari. Una riuscita rielaborazione dei punti salienti della personalità energica e romantica di Flaubert, che mette a nudo se stesso di fronte al pubblico, volendo quasi interagire con tutti noi, forse un sogno mai potuto ottenere dall’autore francese, più predisposto a quello che si può definire come il bisogno esplosivo di qualsiasi espressione artistica che va oltre la realtà concreta e il tempo.
Anche gli stessi attori Lisa Galantini, attrice feticcio di Chiara Pasetti, precedentemente protagonista nella sua opera Moi, testo teatrale sulla figura della scultrice Camille Claudel, e Massimo Rigo, interprete della serie Citadel, visibile su Prime Video, hanno espresso tutta la loro esaltazione nel poter aver preso parte a questo adattamento teatrale di un capitolo letterario tra i più noti del XIX secolo, un sfida complessa incentivata dalle possibilità interpretative che ciò ne comportava.

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