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MASTERCLASS FRA STORIA E SAPORI

Nella cornice della 20ª edizione di Granaccia & Rossi di Liguria, la masterclass “La grande famiglia della Grenache, attraverso le sue genetiche e le sue traduzioni territoriali in Italia” si è trasformata in un viaggio attraverso secoli di storia, geografie produttive e identità territoriali. Più che una semplice degustazione, un vero e proprio simposio sul […]

Nella cornice della 20ª edizione di Granaccia & Rossi di Liguria, la masterclass “La grande famiglia della Grenache, attraverso le sue genetiche e le sue traduzioni territoriali in Italia” si è trasformata in un viaggio attraverso secoli di storia, geografie produttive e identità territoriali. Più che una semplice degustazione, un vero e proprio simposio sul vitigno mediterraneo per eccellenza, analizzato nelle sue espressioni italiane attraverso il contributo di studiosi, divulgatori e produttori.

MARTINA CASTIGLIA

I relatori e i contributi: storia, cultura e territorio nel bicchiere. A condurre l’incontro è stato Saverio Russo, divulgatore enoico, che ha aperto la sessione ponendo l’accento sulla forza e sulla duttilità della Granache: un vitigno capace di adattarsi, resistere e “diventare territorio” senza perdere la propria matrice mediterranea.
Il racconto storico è stato affidato a Alessandro Carassale, tra i massimi conoscitori della viticoltura ligure. La sua è stata una narrazione viva, che ha presentato la Granaccia come vitigno viaggiatore, giunto in Liguria attraverso rotte commerciali e capace di attraversare i secoli resistendo persino alla terribile gelata del 1709. Una pianta tenace, in continua migrazione culturale.
L’intervento di Pietro Stara, storico e sociologo del vino, ha arricchito la conversazione con un tassello inaspettato: la presenza della vernaccia (si pensa Granaccia) nella letteratura italiana. Citando il Purgatorio (Canto XXIV), Stara ha ricordato come Dante alluda al “digiuno delle anguille di Bolsena e della vernaccia” attribuito a Papa Martino IV, sottolineando quanto il vino e dunque i vitigni della grande famiglia della Grenache siano radicati non solo nella storia agricola, ma anche nel patrimonio culturale del Paese.
L’Italia della Granache in degustazione. Il cuore della masterclass è stato un percorso di assaggi attraverso le interpretazioni italiane del vitigno, presentate grazie ai Consorzi e ai produttori presenti:

Sardegna – Cannonau, con i vini del Consorzio Mandrolisai
Toscana – Alicante, tramite il Consorzio Vini Maremma Toscana
Veneto – Tai Rosso, dai Colli Berici e Vicenza DOC
Umbria – Gamay del Trasimeno
Una degustazione guidata di 13 etichette, selezionate per mostrare come genetica, terroir, vinificazioni e sensibilità produttive possano trasformare profondamente il profilo del vitigno, pur mantenendo un filo conduttore: una riconoscibile energia mediterranea.
La Liguria in primo piano: identità e versatilità.
Tra le tredici etichette, cinque liguri presentate, hanno attirato particolare attenzione due vini provenienti dal territorio quilianese:
Lorenzo Turco – Granaccia “Riserva dei Cappuccini”
Cantina Viarzo – “Bricco dei Bambini”
Due interpretazioni che raccontano la complessità della viticoltura ligure, fatta di pendenze impegnative, e un equilibrio delicato tra eleganza, freschezza e una sorprendente profondità aromatica.
Vini che dimostrano come la Granaccia, nelle mani giuste, sappia esprimere identità e carattere anche in territori difficili.
Una lezione tecnica: la Granaccia come camaleonte del Mediterraneo. La narrazione tecnica ha accompagnato ogni assaggio: è emerso come la Granaccia possa farsi morbida e succosa in Sardegna, più tannica e vibrante in Veneto, solare e materica in Toscana, o ancora sottile e fragrante in Umbria. Un mosaico che rende il vitigno un eccellente interprete dei paesaggi italiani.
La masterclass “La grande famiglia della Grenache, attraverso le sue genetiche e le sue traduzioni territoriali in Italia” ha offerto una prospettiva ampia e rigorosa su un vitigno storico che continua, oggi più che mai, a essere un ponte tra passato, presente e futuro.
Grazie alla guida di Saverio Russo e ai contributi di Carassale e Stara, i partecipanti hanno potuto scoprire la straordinaria resilienza della Granache, un’uva capace di cambiare forma senza perdere la sua essenza.
Un vitigno che, sorso dopo sorso, continua a raccontare la storia di chi lo coltiva e dei territori che lo accolgono.

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