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LE DONNE DELLE ERBE E DEL MIELE

Sabato 8 marzo al via il corso di riconoscimento erbe spontanee “LE DONNE DELLE ERBE E DEL MIELE”, a cura di Laura Brattel, herbaria forager e GAE Liguria. Presso la fattoria e apicoltura di Miresa Cerro, via Trexenda – fraz Roviasca – Quiliano. Le donne hanno da sempre portato avanti una sapienza antica vegetale, dove […]

Sabato 8 marzo al via il corso di riconoscimento erbe spontanee “LE DONNE DELLE ERBE E DEL MIELE”, a cura di Laura Brattel, herbaria forager e GAE Liguria. Presso la fattoria e apicoltura di Miresa Cerro, via Trexenda – fraz Roviasca – Quiliano.

Le donne hanno da sempre portato avanti una sapienza antica vegetale, dove erbe e fiori a loro noti diventavano cibo e cura per tutti. Anche le api sono da sempre loro amiche, erano donne le antiche apicoltrici, dedite completamente a queste meravigliose piccole creature a noi necessarie che sono le api. Si scopriranno insieme segreti e virtù.

Ritrovo ore 14.00 dal Palazzetto dello Sport di Quiliano (SV)
Partenza con mezzi propri verso Roviasca
Si lascerà l’auto e si camminerà 10 minuti a piedi per raggiungere la fattoria di Miresa

Termine attività ore 17.30/18.00 circa

Costo dell’attività: 20 euro per persona
Bambini fino ai 12 anni gratuiti

Prenotazione obbligatoria al numero
349 6762020

 

 

LAURA BRATTEL

 

Salire a casa di Miresa è sempre un gran piacere. Lei ha la rara capacità di farti stare completamente a tuo agio, come se fossi a casa tua e come se vi conosceste da sempre. Miresa è un’apicoltrice. Sarà per questo che il suo è un atteggiamento di cura ed attenzione verso il prossimo, di grande affetto e rispetto. L’ultima volta che sono stata da lei mi ha aiutata a raccogliere una gran quantità di melissa dal suo folto prato smeraldino, ed io ero felice come una bambina a vedere tutta quell’erba aromatica con cui preparerò infusi e torte. Sarà un caso che i prati attorno alla fattoria della mia amica sono così ricchi di questa straordinaria pianticella? Melissa era l’antico nome dell’ape, dal greco meli, che significa “miele”, perciò “melissa” vuol dire “colei che offre il suo miele”.

 

Ape su timo comune (Thymus vulgaris)

 

 

Tutti i popoli di tutto il mondo, dai più remoti tempi dell’umanità ad oggi, hanno visto nell’ape un animale pregevole e sacro, simbolo di laboriosità ed abbondanza. Le api vanno a raccogliere il pregiato nettare dai fiori per trasformarlo in prezioso miele e si caricano, nel frattempo, di ottimo polline, da distribuire sui fiori bottinati, rendendo possibile quella magia che è il seme. Quelle api sono enormemente preziose, esse stesse, perché ci consentono di avere profumati frutti e saporite verdure. Sono simbolo di fertilità, nutrimento e dono. Escono a primavera per esplorare il prato e i suoi colori, da cui trarre il nettare per produrre profumato miele, per cui l’ape è anche simbolo di rigenerazione e rinascita. L’ape era animale sacro, strettamente legato alla figura femminile, alla dea madre che genera tutte le creature di questo pianeta. Spesso le api selvatiche scelgono tronchi cavi o grotte dove porre il loro alveare, per cui erano viste come le creature che direttamente dipendevano dalla Grande Madre, provenendo dal suo stesso grembo.

Ape su pratolina (Bellis perennis)

Nell’antica Grecia è Zeus il protettore delle api, detto anche Mellisseo e raffigurato come “uomo-ape”, perché da neonato fu nutrito con il biondo miele dalle api di Creta, e lui in cambio donò loro i colori aurei di cui sono rivestite. Andando indietro nel tempo, nell’antico Egitto le api sono generate dal dio Ra, per mezzo delle sue lacrime, e rappresentano l’anima del defunto, che entrando nella bocca del morto gli donano nuova vita, e si involano come si invola l’anima verso una nuova dimensione. Il culto dell’ape esisteva già nel Neolitico, e ne abbiamo traccia in tombe neolitiche di neonati ricavate da favi di api. L’ape era sicuramente di competenza femminile, non solo perché tutte le api sono femmine, dalla regina alle operaie, mentre i fuchi rivestono un ruolo solo marginale, ma anche perché la sapienza erboristica elaborata e trasmessa dalle donne le definiva anche come apicoltrici, esperte nel campo dei fiori, delle api, del miele. Non a caso nell’antica Grecia erano le sacerdotesse di Diana Efesina e di Demetra le apicoltrici, le melissai, vergini dedite esclusivamente alla cura degli alveari da cui prelevare il miele, alimento divino, simbolo di terra e cielo, della bellezza e dell’energia dei fiori, della potenza e dell’esuberanza primaverile, cibo degli dei e degli esseri umani.

 

 

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