Domenica 26 gennaio dalle ore 14.30 alle ore 17.30, presso l’Uliveto Terre d’Ilde a Quiliano (SV), riconoscimento e raccolta di erbe spontanee in uliveto e merenda all’antica insieme a Laura Brattel, herbaria forager e GAE Liguria
LAURA BRATTEL
Che origine hanno i nostri uliveti liguri? Gli uliveti caratterizzano ampie superfici della nostra terra di Liguria, ma questo tipo di coltivazione estesa è piuttosto moderno. Vero è che l’olivastro, o ulivo selvatico (Olea europaea) è specie spontanea dei nostri territori costieri, caratteristica un tempo della macchia mediterranea. Tuttavia furono i Fenici a diffondere la coltivazione dell’ulivo domestico (Olea europaea subsp. sativa) nel Mediterraneo, attorno al XVI secolo a.C. A quel tempo la Liguria non ospitava ancora alberi di ulivi della varietà coltivata, quelli che producevano drupe grandi e ricche di olio. Dinanzi alle nostre riviere già all’epoca dell’impero romano transitavano sicuramente imbarcazioni da cabotaggio cariche di giare d’olio, ma la produzione veniva effettuata sulle coste spagnole e francesi. Strabone, geografo vissuto nel I sec. d.C., scrive che dalla Betica, una zona dell’Andalusia in Spagna, arrivavano a Pozzuoli numerose grandi navi cariche di prezioso olio d’oliva. In Liguria i primi timidi tentativi di coltivazione dell’ulivo si avranno con il monachesimo. L’olio era ingrediente fondamentale da impiegare durante le funzioni sacre, sicché vennero messe a dimora alcune piante. Ma si era ancora ben lontani dal paesaggio olivicolo attuale. Sarà solo nel corso del Cinquecento che ricche famiglie genovesi acquisteranno grandi appezzamenti di terra per sfruttare il nuovo “business” dell’olio di oliva. Non era per lo più olio destinato al consumo alimentare, quanto piuttosto ai saponifici, soprattutto quelli di Marsiglia nella vicina Francia. È così che nasce il caratteristico uliveto ligure, che ammanta spesso interi pendii con il suo verde argenteo.
Anche da noi a Quiliano l’ulivo prende a diffondersi, e lo ritroviamo sia nel fondovalle che sui pendii più acclivi. I nostri contadini amano questo tipo di coltura, che permette loro di produrre anche verdura sui terrazzamenti luminosi.
Personalmente ricordo bene il lavoro dei miei nonni e dei miei genitori, quando andavano a “cavare la fascia” sotto gli ulivi. Le piante venivano tenute “alte”, per consentire una maggiore resa in relativamente poco spazio e zone coltivabili maggiormente esposte alla luce del sole, nonostante la tenue ombra degli ulivi. Vi si piantavano cavoli, finocchi, patate e vi si raccoglievano le tipiche erbe spontanee del nostro prebuggiùn. Era il tempo in cui negli appezzamenti a conduzione famigliare non venivano spruzzati veleni sugli alberi d’ulivo, e tutto ciò che stava sotto veniva tranquillamente raccolto e consumato sulla tavola della famiglia.
L’uliveto Terre d’Ilde ha voluto mantenere questa caratteristica semplice e antica. Gli alberi non vengono più lasciati crescere verso l’alto, ma vengono regolarmente potati, in modo che la raccolta delle olive risulti assai più agevole. Non si coltivano più le verdure sotto le fronde d’argento. Ma la raccolta di erbe spontanee si può ancora effettuare con serenità, e questa è una condizione di notevole valore. Le erbe spontanee ci forniscono molti micronutrienti utili alla nostra salute, ed è particolarmente rilassante effettuarne la raccolta sotto gli ulivi, in un’atmosfera rigenerante e bucolica.
Finito il lavoro di ricerca, selezione e pulitura delle erbe, il gruppo che partecipa al corso di riconoscimento si dirige verso la piccola borgata raggruppata attorno alla casa signorile, per una merenda all’antica. Si gusta l’olio d’oliva buono prodotto nell’uliveto, versato su fette di pane casereccio, come ai bei vecchi tempi in cui la merenda dei bambini, da noi a Quiliano, era la classica rosetta con l’olio del nonno. Era un olio dal profumo intenso e dal colore dorato scuro, versato da una vecchia oliera di latta. Memoria, questa, che è particolarmente dolce alla scrivente, e suscita ancora emozionanti ricordi di vita semplice sui nostri “bricchi” immersi tra gli ulivi.
E nell’Uliveto di Terre d’Ilde tutte queste emozioni si possono ancora provare.











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