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SULLE TRACCE DELLE ANTICHE VIE

Il fascino degli antichi percorsi: la rete stradale odierna “confonde” quando si ricerca la viabilità antica.   GIUSEPPE TESTA     Per esempio: dove passavano gli antichi romani che da Vado andavano a Finale? Mi trovavo a Segno, dopo essere transitato da Vado Ligure, avere percorso la Valle di Vado e poi Sant’Ermete, fino a […]

Il fascino degli antichi percorsi: la rete stradale odierna “confonde” quando si ricerca la viabilità antica.

 

GIUSEPPE TESTA

 

 

Per esempio: dove passavano gli antichi romani che da Vado andavano a Finale?

Mi trovavo a Segno, dopo essere transitato da Vado Ligure, avere percorso la Valle di Vado e poi Sant’Ermete, fino a giungere all’antico mulino Tavian (oggi frantoio per olive), ed ho notato che la via si chiamava “via per Vezzi”. In effetti Vezzi, da quel punto, è abbastanza vicino, e quindi siamo quasi alle spalle dell’entroterra finalese e contemporaneamente a quello Vadese. Le due lunghe rispettive valli penetrano nell’entroterra e si incontrano (quasi) nella colla tra i Borghi e Portio.

Mi è partita una riflessione…

Dove passavano gli antichi? O meglio, quali percorsi preferivano?

Meglio non farsi traviare, nelle conclusioni, dalle strade moderne, fatte con altri criteri ed altre possibilità. Prima dei moderni mezzi a motore i criteri erano altri, soprattutto si cercava la brevità del percorso. Visto che uomini e muli andavano più o meno a cinque KM/ora, e lo facevano anche in salita o discesa, era meglio puntare dritti alla meta, preferendo però quelle valli che fungevano da naturale “invito” verso la meta. A volte però la modernità aiuta, e tra poco vedremo come: pensiamo al percorso pedonale Savona/Vado/Finale. Dove passavano uomini e animali prima del 1819, quando fu aperta la litoranea e fu possibile passare (oltretutto con i carri) a Capo Noli?

Immaginiamo ad esempio i Romani, che avevano un campo a Vado, dove arrivava la via Aemilia Scauri. Che tracciato seguivano per arrivare, ad esempio, nel Finalese? Premetto che parlo di viabilità romana in generale, non oso parlare di via Julia Augusta o Aurelia. A questo punto torniamo ad oggi, ed andiamo su google maps: provate a digitare “indicazioni stradali”, in modalità “pedonale”, scrivendo Finale Ligure e Vado Ligure come (indifferentemente) luoghi di partenza e arrivo. Vedrete cosa esce! Come sapete l’itinerario prescelto è sempre quello più breve. Ve ne è uno alternativo che transita a tratti sulla SS 1 (cioè l’Aurelia odierna), ma ve ne è un altro, visualizzato con pallini blu, che è il primo selezionato. Questo risale la Valle di Vado, S. Ermete e poi Segno (proprio dove mi trovavo io) ed in poco tempo arriva a Vezzi, alle spalle del Finalese.

Posso poi avere dei dubbi se Google sceglie, non so su quali criteri oltre alla brevità del percorso, il tracciato che, giunto alla fraz. Borghi (dove è il comune di Vezzi), va verso San Giorgio e la frazione Campei, invece di scendere dai Ponti Romani, che sono nei pressi (percorso che mi sembrerebbe più ovvio, ma forse non lo è), e sceglie l’altra soluzione (vedi su Maps). Però è curioso notare come, più o meno, l’antica direttrice Finale-Vado oggi è scelta anche dai moderni sistemi di mappatura elettronica. Risultano in questo caso 20,3 Km per un tempo di percorrenza previsto di h 4,36. Ripeto: io parlo di “direttrice”, cioè via preferenziale, e non del tracciato vero e proprio di qualche presunta strada di allora, anche se in molti punti queste potrebbero coincidere, ma di ciò non abbiamo riscontri archeologici o altro che lo confermino, perciò preferisco non sbilanciarmi.

Questo ci insegna a non dare tutto per scontato, quando si tratta di viabilità antica, anche le cose che ci sembrano consolidate. Oggi purtroppo molti tratti di questi tratti sono asfaltati, qualche decennio fa erano sterrati, però consultando la cartografia più antica si potrebbe evincere la situazione antica di quando erano ancora mulattiere. Si potrebbe così fare una ricognizione, valutare luoghi e distanze e fare nuove ipotesi, più credibili e forse più vicine alla realtà, su quella che era la percorrenza prima che le nuove carrabili rivoluzionassero le direttrici preferenziali della mobilità stradale. Queste riflessioni valgono per questo tratto, ma sono applicabili sempre.

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