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SEGNARE L’ERISIPELA

In un passato in cui non esistevano cure e medicinali efficaci, guaritori e guaritrici con un “dono” speciale praticavano le segnature. Interpretate come un atto d’amore verso il prossimo, venivano utilizzate per guarire persone da malattie, disturbi del corpo e dell’anima. Uno tra questi, l’erisipela o “mal del rospo”.   SABRINA ROSSI     Prosegue […]

In un passato in cui non esistevano cure e medicinali efficaci, guaritori e guaritrici con un “dono” speciale praticavano le segnature. Interpretate come un atto d’amore verso il prossimo, venivano utilizzate per guarire persone da malattie, disturbi del corpo e dell’anima. Uno tra questi, l’erisipela o “mal del rospo”.

 

SABRINA ROSSI

 

 

Prosegue il nostro viaggio tra riti magici, esoterismo e antiche tradizioni, che un tempo venivano praticati in assenza di trattamenti e cure efficaci.
Per i lettori di Quilianonline, oggi parleremo dell’erisipela o “mal del rospo”. Si tratta di un’infezione acuta della pelle causata da particolari tipi di batteri; questi microrganismi penetrano nella pelle attraverso tagli, piccole ferite, ulcere, macerazione della pelle, punture d’insetto. In genere si manifesta con febbre, brividi, arrossamento e vescicole nella zona interessata, bruciore, dolore.

Alcuni oggetti usati per le segnature

Secondo la tradizione popolare, l’erisipela veniva trattata con il contatto sulla parte malata di un oggetto d’argento, mentre l’oro era considerato inefficace, anche se in alcune località si segnava con un anello d’oro e uno d’argento in alternanza. L’oggetto in questione non doveva essere per forza un anello, ma anche un crocifisso, una medaglia, un bracciale o un orologio e veniva usato prima per accertarsi che si trattasse proprio di erisipela. Se l’oggetto rimaneva attaccato alla parte malata, allora si procedeva tracciando segni della croce, circolari o a “gruppo di Salomone” sulla parte stessa. In altre località, invece, si utilizzavano pezzi di ciocco bruciato la notte di Natale, oppure l’indice della mano destra bagnato o meno d’acqua benedetta, d’acqua di tre fonti o addirittura di saliva. Un altro rito popolare consisteva nel disegnare intorno alla parte malata un volto umano con un bastoncino d’inchiostro.

Queste pratiche, sempre secondo la tradizione, venivano associate a formule segrete composte da due o tre versi che invocavano la benedizione e/o la guarigione del “paziente” da parte di Dio, Maria (invocata anche come Madonna), Gesù, Spirito Santo, Trinità. Le formule venivano poi seguite da varie preghiere cristiane e, in alcuni casi, da impacchi composti da foglie di sambuco imbevute di panna di latte di vacca o di pecora da mettere sulla parte malata.

 

 

 

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