Ci sono storie che lasciano una cicatrice profonda e indelebile, storie ancora da raccontare perché conosciute poco o semplicemente da mantenere in vita. Grazie alle accurate ricerche di Claudia Avogadro, che accogliamo sempre con grande calore e stima, per Quilianonline pubblichiamo la storia dell’internato militare cadibonese Giovanni Roscio. Attraverso lettere, documenti, informazioni forniti dal figlio Mario, Claudia Avogadro ha ricostruito il periodo della sua prigionia in Germania.
CLAUDIA AVOGADRO
Per scrivere la storia di Giovanni Roscio, ho voluto rileggere “L’ultimo Fronte” di Nuto Revelli: “….Penso ai 50.000 “dispersi” della prigionia tedesca, ignorati per oltre quarant’anni. Penso ai familiari di questi “dispersi”. E provo un sentimento di rabbia e vergogna…”
20 febbraio Lettera al Senatore Pavan. (1988)
Nuto Revelli dedicherà cinque anni di ricerca per la stesura del libro, Ultimo Fronte.
Tra le belle pianure e colline che ancora oggi noi percorriamo per una gita, entrerà nelle case contadine cuneesi, troverà anziane madri con le ultime lettere di un figlio, mogli senza più lacrime, figli orfani di un padre conosciuto solo in una fotografia, sorelle, fratelli, amici. Le lettere sono quelle, censurate, piene di Patria, Re e Duce.
Piene di Dio, preghiere e rosari, di Messe da celebrare per i Vivi e i Defunti.
Piene di speranze, in un domani fatto di cascina, stalla, di un lavoro in fabbrica e di una brava ragazza con cui metter su famiglia. Ci insegna Nuto Revelli che – “È importante vederle le lettere, toccarle, decifrare i testi scoprire anche i piccoli segreti”.
Le frasi che aprono e chiudono le lettere sembrano scritte da un’unica mano, insegnate da un unico maestro in quelle poca scuola che i nostri soldati hanno frequentato. Vi sono errori nelle lettere e le espressioni dialettali si uniscono ad un italiano, che in fondo va un poco stretto. Nell’Ultimo Fronte, le lettere sono di coloro che dispersi in Russia non torneranno più a “Baita”. Nuto Revelli stima gli Internati Militari Italiani in 50.000 uomini, ora possiamo affermare che furono circa 650.000 e tra loro il cadibonese Giovanni Roscio. È il figlio Mario, che mi consegna le lettere del padre che di fronte alla durissima prova, la prigionia in Germania o l’adesione al nazifascismo, sceglierà la prigionia.
“Solo ora che sono vecchio capisco tanti silenzi”, in questa affermazione di Mario cogliamo tanta sofferenza è fortunato Giovanni ritornerà a casa, ma sarà sempre “disperso”.
Il Mannschafts-Stammlager VII A, situato a nord della città di Moosburg fu il più grande campo di prigionia in Germania, un campo sovraffollato fatto di baracche e di uomini provenienti da 26 paesi diversi. Al momento della liberazione il 29 aprile 1945 erano presenti circa ottantamila prigionieri. Il campo fu più volte bombardato e durante i bombardamenti alcuni tentarono la fuga, come nel 1944 o nel 1945 a pochi giorni dalla liberazione. Del grande campo rimane un’unica baracca restaurata e conservata accanto ad un monumento perenne memoria di coloro che vennero internati. Giovanni, nato a Cadibona il 15 gennaio 1917, figlio di Costantino e Debenedetti Maria vivrà 590 giorni di prigionia prima di ritornare a casa. Soldato di leva, arruolato il 3 maggio 1937, nel marzo del 1941 viene trasferito al 3° battaglione dell’ 89° Reggimento Fanteria, il 17 settembre 1943 risulta “caduto Prigioniero dei Tedeschi nel fatto d’armi di Voghera”.
La prima lettera che ho l’opportunità di leggere è datata 20 dicembre 1943, mi aspetto gli auguri per l’eminente Natale ma nulla, neppure un accenno, Giovanni scrive le solite frasi di rito, – “..mi trovo bene e così speso pure di voialtri”, – poi le indicazioni per spedire un pacco, chiede sigarette e -“qualcosa da mangiare”. Il “qualcosa da mangiare” è la linea sottile che unisce Giovanni a Cadibona, nella lettera del 28 febbraio 1944 è contento del pacco ricevuto anche se: -“la roba che vi o scritto non vi era niente”, – nella lettera del 12 marzo ringrazia, nel pacco vi sono le castagne (ovviamente castagne secche nda) – “…o ricevuto le castagne me le son fatto cuocere gia tre volte…” . In queste Postkarte , carte postali, lo spazio per scrivere non è molto, sette righe per scrivere che si sta bene, che si ha bisogno di qualcosa da mangiare, che si ha una “fretta” non meglio specificata per – “…adeso che ci sono lascio di scrivere… Saluti e baci in famiglia”.
La prima lettera di ventiquattro righe è spedita il 26 giugno 1944. Dopo i saluti di rito, Giovanni scrive: – “…accidenti fino ai pacchi, oggi è domenica un giorno di nervoso..” , – non si hanno sigarette si è prigionieri -“ è meglio fare il soldato”-, poi si pensa a casa, a Cadibona: – “…cosa ciè di bello li a cadibona ci sara molta frutta adeso matura”- non mangerà frutta matura quell’anno Giovanni,- “possibile che io devo fare la vita da soldato o da prigioniero finira qualche giorno…” , – i pensieri vagano, il fratello Quintino i nipotini, -“ …Tilde che sara gia grandina”.
Nella lettera del 23 luglio Giovanni scrive che sta male: “..un po di infiammazione ma la baracca va lo stesso..” chiede i Sali , forse Sali Inglesi, come negli altri scritti chiede della magnesia, il rancio una brodaglia di patate e cavoli – “..bruciano gli intestini..”- , nelle successive scrive che sta bene in poche righe, la vita da prigioniero.
Il 2 settembre 1944, ventiquattro righe di pensieri : – “…cosa dicono di bello a Cadibona ci sara tanta frutta matura qua invece bisogna fare cinghia..” , si pensa al padre e al fratello che in bicicletta vanno: “…sempre a lavorare nei fornacini..” o in giro in bicicletta: “..adeso è estate si va bene a girare in bicicletta…”, la nonna, i nipotini e l’amico Aldo du Galetu : “…saluti, cari baci a tutti.”
Nella lettera del 9 settembre apprendiamo che vi è stato un bombardamento, ma il morale non sembra risentirne, ha la possibilità di scrivere 24 righe di “…saluti e baci..” di padre, fratello e sorella, di frutta matura e di ciliegie tanto sognate . L’ultima lettera prima del ritorno a casa.
Da alcune ricerche e traduzioni di documenti ricevuti insieme alle lettere capiamo che Giovanni dal settembre 1944 alla sua liberazione, viene impiegato nella fabbrica Steinbock.
La Steinbock fondata nel 1922 come fabbrica d’ingegneria meccanica, dal 1925 produce carrelli elevatori e tra il 1939 e il 1945 costruirà le rampe di lancio per i V2, alcuni componenti per gli aerei bombardieri e i carri utilizzati per caricare le bombe sugli stessi. Esiste anche un rapporto di visita da parte di militari tedeschi, datato 16.08.1943, che esplicitamente descrive le condizioni di lavoro.
Il 29 aprile 1945, il campo viene liberato ci vorranno altri tre mesi prima che Giovanni arrivi al Brennero infatti il 28 luglio 1945 il funzionario al Commissariato Assistenza Brennero rilascia una tessera annonaria provvisoria a nome di Roscio Giovanni valevole per 15 giorni; si torna a casa.
Giovanni, ritorna a Cadibona, troverà un lavoro, una brava ragazza da sposare e diventerà padre.
Giovanni e gli altri Internati Militari Italiani, soffriranno per sempre di “essere tornati”, nei primi periodi madri, padri, spose cercheranno in chi è tornato notizie di chi non tornerà più, in una sorta di pellegrinaggio doloroso da ambo le parti; gli incubi notturni li riporteranno nel campo, nelle fabbriche, nelle fattorie, nelle baracche sovraffollate, fredde e umide; le abitudini di sopravvivenza acquisite nel campo risulteranno strane “da matto” per i famigliari e la comunità. Molti non racconteranno nulla, altri sotto l’effetto dell’alcol si lasceranno andare a racconti senza capo e coda, cose da non ascoltare, giudicate invenzioni, scoraggiando coloro che avrebbero il coraggio di raccontare di aver visto l’inferno.
NOTE
Ho volutamente lasciato gli “errori” d’ortografia. I giorni di prigionia calcolati tra il giorno d’arresto 17 settembre 1943 e il giorno in cui il campo fu liberato 29 aprile 1945.
Fonti: Mario Roscio Archivio Famigliare
Nuto Revelli –L’Ultimo Fronte – Einaudi
Auf den Spuren verlorener Identitäten Sowjetische Kriegsgefangene im Stalag VII A Moosburg — Dr. Dominik Reither, M.A. Karl Rausch Elke Abstiens Christine Fößmeier, M.A.
Stalag VII A Moosburg: Un camp de prisonniers de guerre allemand 1939-1945 — settembre 2023.
IMI – Internati Militari Italiani, Gruppo Facebook Internati Militari Italiani dopo l’8 settembre 1943 . Testimonianze di siciliani nei campi nazisti –D. PACI in DIACRONIE – Studi di Storia Contemporanea 2010
ANED – Associazione Nazionale ex deportati nei campi nazisti.
Si ringrazia Maria Roscio per la fiducia accordata.











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