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IL COREOGRAFO DELLE SFIDE

Nel borgo, ha una casa in via di ristrutturazione, è il rifugio a cui approda dopo aver girato per tutta la penisola e buona parte dell’Europa. La frenesia degli impegni si stempera nel grande uliveto che la casa ha alle spalle. ELENA GIANASSO Edo Pampuro fra il ragioniere e il coreografo e la meticolosità che […]

Nel borgo, ha una casa in via di ristrutturazione, è il rifugio a cui approda dopo aver girato per tutta la penisola e buona parte dell’Europa. La frenesia degli impegni si stempera nel grande uliveto che la casa ha alle spalle.

ELENA GIANASSO

Edo Pampuro fra il ragioniere e il coreografo e la meticolosità che applica in questa disciplina deriva dal puntiglio con cui si applica nelle prima. Grazie alla passione per la danza ha attraversato i confini nazionali arrivando a lavorare persino a Mosca. Edo Pampuro non è un ballerino ma un insegnante e un giudice di gara. Il suo incontro con la danza per disabili avviene agli inizi degli anni novanta quasi per caso grazie a una psicologa che gli chiede se sia interessato a tenere un corso per disabili con disturbi psichici.

UN ESORDIO FATICO MA STIMOLANTE

“L’esperienza è stata faticosa ma molto stimolante- racconta Edo Pampuro -, e dopo poco tempo ho deciso di dedicarmi completamente a questa disciplina”. Ma occorreva specializzarsi e quindi il maestro quilianese ha seguito numerosi corsi specifici. Grazie alla Federazione di danza sportiva ha conosciuto il ballerino con la tetraparesi spastica Enrico Gazzola e ha cominciato a lavorare con lui e non solo.

Come si prepara una coreografia? “Innanzitutto – spiega- occorre parlare e conoscere bene il ballerino, valutare le sue possibilità, bisogno fare un lavoro psicologico per mettere chi balla a proprio agio, il pezzo viene poi costruito in base al pubblico che assisterà all’esibizione”.

Edo Pampuro nel ruolo di giudice

I SEGRETI DI UNA DISCIPLINA RIGOROSA

C’è differenza infatti tra lo spettacolo divulgativo per far conoscere la wheelchair dance e una competizione vera e propria. Nei balli di coppia con un ballerino normodotato l’integrazione deve essere ottima. L’attenzione non deve essere catturata da un membro specifico della coppia ma da entrambi gli atleti, il rapporto deve essere bilanciato.

Un buon giudice analizza i movimenti, la capacità di spinta delle mani sulle ruote, il busto deve essere eretto ed occorre andare a tempo con la musica. La danza in carrozzina in Italia non è molto conosciuta, all’estero al contrario è considerata un’ottima forma di riabilitazione e viene presa molto seriamente, nelle competizioni internazionali vengono valutate 5 disabilità tra quelle motorie: paraplegici, tetraplegici, amputati, spina bifida, paralisi cerebrale. Questo sport competitivo a tutti gli effetti nasce in Svezia nel 1968 da una idea di un impiegato svedese della Federazione svedese disabili, anch’egli in carrozzina, nel 1975 ci fu la prima competizione ufficiale con 30 coppie partecipanti. Per vedere questo sport sui generis approdare in Italia occorre aspettare fino al 2005 a Firenze e nel 2007 la prima nazionale italiana partecipa agli Europei di danza in carrozzina che si tengono a Varsavia. Finalmente nel 2015 il campionato mondiale di danza sportiva approda in Italia sul palcoscenico della capitale.

A MOSCA UN PALCOSCENICO ESCLUSIVO

Edo Pampuro coach di Enrico Gazzola

“Il Festival di Mosca è la manifestazione che mi ha colpito di più in assoluto- spiega Pampuro-, è totalmente inclusivo sia per i normo che per gli atleti disabili”.

“Le gare –aggiunge – sono tali a tutti gli effetti, senza sconti, io stesso da giudice e insegnante sono molto severo, spesso in “sala prove” urlo perché pretendo molto dagli atleti che seguo, però finita la lezione si va tutti insieme a mangiare una pizza ma scindo ciò che accade a scuola dal post allenamento”. Spesso nella palestra di “Semplicemente Danza” che da anni si occupa di danza inclusiva, nel complesso “Le Officine” di Savona  alcuni studenti del corso di scienze motorie assistono alle lezioni per preparare le proprie tesi di laurea su questo sport poco conosciuto.

Protagonista internazionale, ma residente neI borgo, Edo Pampuro si divide tra le attività di insegnante e quella di giudice anche in gare di normodotati. “Senza dubbio- racconta- preferisco insegnare, trasmettere la mia passione, vedere l’impegno degli atleti nell’eseguire una coreografia anche sfidando i propri limiti. In alcuni casi i progressi ottenuti grazie all’allenamento si ripercuotono in facilitazioni della vita quotidiana. Come giudice, invece, devo essere cinico, freddo distaccato, osservo i gesti tecnici senza farmi coinvolgere” .

La danza in tutte le sue forme è passione e proprio questo fuoco spinge Edo a passare i propri week-end in giro per l’Italia e anche l’Europa a gareggiare, a seguire i propri atleti.

“Purtroppo- è il suo rammarico- in Italia manca ancora una concezione totalmente inclusiva dello sport per tutti, spesso mancano i fondi perché deve ancora diffondersi la cultura che per gli atleti disabili lo sport non è un passatempo praticato per superare le barriere ma un impegno serio che prevede soddisfazioni e sacrifici”.

Sacrificio, impegno, passione infinita. E, ogni tanto, gli ulivi.

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