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DON MINZONI, UNA VITTIMA PRESCELTA

ANDREA OLIVERI Se Italo Balbo dovette dimettersi nel 1924 dal ruolo di Console della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale,, il merito fu, suo malgrado, di Don Minzoni, sacerdote di Argenta (Ferrara). Medaglia d’argento al valore militare durante il periodo da cappellano al fronte nella Grande Guerra, Don Giovanni si era distinto a favore delle […]

ANDREA OLIVERI

Se Italo Balbo dovette dimettersi nel 1924 dal ruolo di Console della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale,, il merito fu, suo malgrado, di Don Minzoni, sacerdote di Argenta (Ferrara).

Medaglia d’argento al valore militare durante il periodo da cappellano al fronte nella Grande Guerra, Don Giovanni si era distinto a favore delle classi più povere e bisognose e nell’educazione dei giovani del suo paese, promuovendo circoli sociali volti all’acculturamento delle classi popolari e attività come lo scautismo, per cui decise di fondare un gruppo scout nella propria parrocchia.

Minzoni aveva aderito all’antifascismo ancora prima della marcia su Roma, denunciando le violenze degli squadristi ai danni dei lavoratori agricoli della zona che richiedevano ai proprietari terrieri le più elementari rivendicazioni salariali.

Nel 1923 condannò pubblicamente l’uccisione da parte dei seguaci di Balbo dell’amico sindacalista socialista Natale Galba.

Più volte minacciato, la sera del 23 agosto 1923 il curato 38enne fu colpito alle spalle con sassi e bastoni da due squadristi. In preda a forti dolori, egli riuscì in un primo momento a rialzarsi per poi cadere sulle ginocchia, ormai impossibilitato a camminare. Fu visitato da un dottore, ma intorno alla mezzanotte il suo cuore cessò di battere: l’aggressione gli aveva fratturato le ossa del cranio. Nonostante il vasto moto d’indignazione popolare relativo alla sua uccisione, la dirigenza fascista ferrarese archiviò le ricerche sui responsabili ma l’anno dopo i quotidiani Il Popolo e La Voce Repubblicana denunciarono Italo Balbo quale mandante dell’omicidio, pubblicando documenti riguardanti ordini da lui impartiti di bastonature di antifascisti e sue pressioni sulla magistratura.

Quest’ultimo, travolto dallo scandalo, fu costretto a dimettersi da Console della Milizia. Poco prima di morire, Don Minzoni aveva fatto in tempo a scrivere: «A cuore aperto, con la preghiera che mai si spegnerà sul mio labbro per i miei persecutori, attendo la bufera, la persecuzione, forse la morte per il trionfo della causa di Cristo».

Don Giovanni Minzoni (Ravenna, 1885 – Argenta, 1923)

FONTI:

www.wikipedia.org

 

 

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