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GIOBATTA POLLERO, UNA GENEROSITÀ PAGATA CON LA VITA

ANDREA OLIVERI Questa non è una storia di partigiani, nonostante si svolga nel periodo della Resistenza. I protagonisti, caduti sotto il fuoco della ceca e gratuita crudeltà del nazifascismo, sono civili, uomini del popolo, non affiliati alla lotta armata, colpevoli soltanto di essersi trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato. Giovanni Battista Pollero, detto Mario, […]

ANDREA OLIVERI

Questa non è una storia di partigiani, nonostante si svolga nel periodo della Resistenza. I protagonisti, caduti sotto il fuoco della ceca e gratuita crudeltà del nazifascismo, sono civili, uomini del popolo, non affiliati alla lotta armata, colpevoli soltanto di essersi trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Giovanni Battista Pollero, detto Mario, era un commerciante di frutta di Quiliano che il giorno 22 luglio 1944 decise di spingersi fino a Dego, piccolo comune della Valbormida vicino a Cairo Montenotte, per andare a trovare il cugino Giovanni Battista Vincenzo, contadino che abitava in frazione Porri, con l’intento di aiutarlo a caricare un carro di fieno. A Giobatta, ancora celibe, di dodici anni più grande e con più esperienza, sarà sembrato naturale dare una mano a una persona di famiglia come Vincenzo, giovane ma inesperto. Così si misero a lavorare; non potevano di certo immaginare di finire ostaggi di un gruppo di rastrellatori che, per vendicarsi dell’uccisione del loro comandante, avvenuta il giorno prima per mano del partigiano genovese ‘Gin’ Renato Giavino, stavano mettendo a ferro e fuoco la zona. Non riuscendo a stanare il ribelle, i tedeschi si abbandonarono ad atti di vandalismo e, non ancora soddisfatti, prima di tornare alla base pensarono bene di prendersela con uomini innocenti. Dopo essere stati accusati, senza prove, di essere collaboratori dei partigiani, Giobatta Pollero di anni 35, il cugino Giovanni Battista Vincenzo di 23 e Fortunato ‘Nené’ Rizzo, residente di quel luogo anch’egli estraneo alle accuse, vennero fucilati sul posto subito dopo la cattura. Una barbara ritorsione. Persero la vita, forse nemmeno rendendosi conto per quale motivo venivano uccisi, solo per un vile atto di rappresaglia. Il carro lasciato lì, carico di fieno e senza più destinazione.
Dopo più di cinquant’anni, in località Porri di Dego, sulla strada per Montenotte Inferiore, è stato eretto un cippo in memoria della rappresaglia.

Giobatta Pollerò, 35 anni (Quiliano, 1909 – Dego, 1944)

FONTI:

G. Toscani, Partigiani e Martiri della Resistenza, Sulle vie della memoria: le lapidi dei partigiani in provincia di Savona  (A.N.P.I, L. Editrice, 2012)

G. Malandra, I caduti savonesi per la lotta di Liberazione (A.N.P.I, Savona, 2004)

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