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MARIO DE GROSSI, LA BEFFA DELL’ULTIMA ORA

ANDREA OLIVERI In Località Murate, nella piana valleggina, sorge un borgo di piccole case, costituitosi in seguito alla bonifica degli acquitrini paludosi del ‘pantano’ della zona del ‘Lussu’, sulle sponde dove il torrente Quiliano incontra il mare. Un paesaggio rurale e bucolico, un tempo ricco di coltivazioni agricole che divenne teatro dell’ultima battaglia tra partigiani […]

ANDREA OLIVERI

In Località Murate, nella piana valleggina, sorge un borgo di piccole case, costituitosi in seguito alla bonifica degli acquitrini paludosi del ‘pantano’ della zona del ‘Lussu’, sulle sponde dove il torrente Quiliano incontra il mare. Un paesaggio rurale e bucolico, un tempo ricco di coltivazioni agricole che divenne teatro dell’ultima battaglia tra partigiani e nazifascisti prima della Liberazione. Ultimo scontro armato della storia della Resistenza di Valleggia ed epilogo di quella di un uomo, Mario De Grossi, operaio trentottenne di Vado Ligure, meglio conosciuto come partigiano ‘Fiume’, sergente maggiore della Seconda Brigata Falco della Prima Divisione SAP Antonio Gramsci.
In quello che doveva essere il suo ultimo giorno da ribelle, ‘Fiume’ si trovava con i suoi compagni impegnato in un difficile combattimento contro le truppe della Divisione San Marco in fuga, iniziato alle 6 di mattina nella zona di Pilalunga e proseguito, due ore più tardi, fino in via San Pietro, nei pressi del ponte; i garibaldini, rimasti quasi a secco di munizioni, stavano pensando di abbandonare il campo, quando arrivò una staffetta che comunicava loro che da lì a breve sarebbero arrivati rinforzi di armi e uomini dal Distaccamento di stanza alla Valle di Vado. La battaglia andò avanti, con i partigiani costretti a economizzare gli ultimi colpi, cercando di sparare solo nei momenti davvero propizi e i fascisti che, avendo intuito ciò, accelerarono l’offensiva.
Giunti all’altezza dello stabilimento Shell, un soldato della San Marco attraversò improvvisamente il ponte ad arco di Zinola-Murate, facendo partire una violenta raffica di mitra, proprio sul fianco dove De Grossi stava operando: colpito alla testa, la morte lo raggiunse all’istante.
A quel punto la lotta diventò impari e, dato che i rinforzi tardavano ad arrivare, i partigiani decisero per la ritirata. Era il 25 aprile 1945 e poco dopo sarebbe stata annunciata la vittoria: ma Mario non c’era più, privato dal destino di poter vedere l’alba di un giorno nuovo, a lungo auspicato, fatto di pace e cittadini liberi. In via Solcasso, a Quiliano, lungo la strada che costeggia il fiume e prima del ponte autostradale, sorge una lapide in marmo a ricordo del suo sacrificio.

Mario De Grossi (Vado Ligure, 1907 – Valleggia, 1945)

FONTI:

G. Patrone, I primi cinquant’anni del Novecento quilianese: Quiliano 1900-1945: scelte amministrative e avvenimenti (Coop. Tipograf, Savona, 2015)

G. Toscani, Partigiani e Martiri della Resistenza, Sulle vie della memoria: le lapidi dei partigiani in provincia di Savona  (A.N.P.I, L. Editrice, 2012)

 

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