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FRADELLA: IL SOGNO? BUFFON

Mirco Fradella, classe 1997, estremo difensore del Quiliano & Valleggia, si racconta a Quilianonline, passando dalla scintilla che lo ha fatto innamorare del suo ruolo, a come intende migliorarsi nel futuro della sua carriera, fino al rapporto con mister e compagni. FABIO MARSIGLIA Mirco, il ruolo del portiere è molto particolare; come lo interpreti e […]

Mirco Fradella, classe 1997, estremo difensore del Quiliano & Valleggia, si racconta a Quilianonline, passando dalla scintilla che lo ha fatto innamorare del suo ruolo, a come intende migliorarsi nel futuro della sua carriera, fino al rapporto con mister e compagni.

FABIO MARSIGLIA
Mirco, il ruolo del portiere è molto particolare; come lo interpreti e quali ritieni che siano i tuoi punti di forza?

Sì, è un ruolo molto particolare; spesso si inizia a farlo casualmente, perché manca il portiere…nel mio caso non è stato così: osservando una partita alla televisione ho subito pensato che fosse ciò che avrei voluto fare. Lo interpreto con passione fin dall’inizio e, soprattutto, come un ruolo difficile, in quanto richiede grande concentrazione per 95 minuti e può regalarti soddisfazione oppure affossarti in un attimo; questo, però, è un rischio che va accettato. Inoltre, ritengo che la mia forza sia il carattere, che ho acquisito negli anni grazie agli allenatori e ad altri portieri più esperti, oltre che una buona abilità fra i pali e nelle uscite.

La tua carriera è iniziata all’Albisola, per poi proseguire alternando Quiliano a Celle; ora ti trovi stabilmente al Q&V: ti auguri di proseguire in questa piazza anche nel futuro?

Sì, al Q&V, in questi ultimi tre anni, mi sono trovato bene. D’altronde, Mister Ferraro mi ha sempre dimostrato piena fiducia, fin dalla prima chiamata, e penso di averla ripagata. Non nascondo di essere una persona ambiziosa, quindi mi fa piacere che nelle ultime stagioni qui si sia alzata l’asticella, tanto a livello tecnico quanto societario, e sicuramente nei prossimi anni punteremo a obiettivi di alto profilo, il che è in linea con il mio pensiero. Chiaro che se arrivasse un certo tipo di proposta la valuterei, ma, essendo una squadra molto giovane, penso sia un discorso che valga un po’ per tutti, in linea generale.

Sei del 1997 e un tuo compagno di reparto, Cambone, è del 1998: come è avere una “concorrenza” vicina a te a livello anagrafico e che rapporto hai con lui?

Quando sono arrivato io Jacopo (Cambone) non c’era, ci siamo conosciuti al mio secondo anno qui; si è instaurato subito un rapporto di amicizia sia dentro che fuori il rettangolo di gioco e viviamo la nostra rivalità in maniera positiva: chiaramente ognuno punta a giocare ma non ci sono mai stati screzi, né con lui né con Andrea Bruzzone, l’altro portiere in rosa, solo la volontà di stimolarsi a fare bene a vicenda.
D’altronde, la mia idea è che debba giocare chi è più in forma, e devo dire che è sempre stato così.

Che obiettivo ti poni per il prossimo campionato?

Sicuramente, sul piano della tecnica, raggiungere un buon livello nelle situazioni che richiedono la gestione del pallone (soprattutto con il piede debole), nonostante ritenga di essere già migliorato rispetto al passato; in questi ultimi due anni, con il mister, stiamo anche lavorando su scenari che richiedano un rilancio veloce sugli esterni da parte mia. D’altronde, nel calcio moderno, ad un portiere è richiesto anche e soprattutto questo.

Di che cosa ti occupi quando togli i guantoni?
Il giorno della laurea in Fisioterapia con il 110 e lode

Sono un fisioterapista, lavoro a Celle Ligure e in un poliambulatorio a Vado, e, nel frattempo, frequento l’ultimo anno di un master universitario che mi porta via una discreta fetta di tempo (purtroppo, causa studio, sono anche mancato in alcune domeniche); in ogni caso, cerco sempre di dare il massimo nonostante la stanchezza, e la squadra non rimane certo sguarnita, potendo contare su altri due portieri di livello come i miei compagni.

Qual è il portiere che ti ha fatto appassionare al ruolo e a quale ti ispiri per migliorarti oggi?

Il primo, che è proprio quello visto in televisione a cui mi riferivo in precedenza, è Gianluigi Buffon: anche grazie al fatto che vengo da una famiglia di fede juventina, l’ho sempre ammirato per la sua grande capacità di gestire la pressione della partita nei suoi vari momenti, sempre lucido, concentrato e risponde presente nel momento del bisogno.
Nell’attualità, invece, mi ispiro a Ter Stegen; per la qualità tecnica che ha, sia tra i pali che con i piedi, è, a parer mio, il miglior interprete del ruolo in chiave moderna.

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