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I PARTIGIANI, UN ESEMPIO E UN MONITO

ANDREA OLIVERI La Resistenza non è fatta solo di combattimenti, azioni e rastrellamenti, ma anzitutto di uomini, volontari appartenenti ad ogni categoria di persone, con alta percentuale di operai, ma anche di contadini e studenti. La consistenza delle forze partigiane savonesi, al momento della Liberazione, era costituita dal Comando della Seconda Zona operativa e di […]

ANDREA OLIVERI

La Resistenza non è fatta solo di combattimenti, azioni e rastrellamenti, ma anzitutto di uomini, volontari appartenenti ad ogni categoria di persone, con alta percentuale di operai, ma anche di contadini e studenti.
La consistenza delle forze partigiane savonesi, al momento della Liberazione, era costituita dal Comando della Seconda Zona operativa e di piazza Savona, composti in tutto da quasi 150 uomini addetti al comando e 117 combattenti , dalla Divisione Garibaldi-Bevilacqua (38 comandanti e 1.500 combattenti), dalle Brigate ‘Cristoni’ (con 412 volontari effettivi), ‘Briganti’ (266), ‘Fratelli Figuccio’ (399), ‘Crosetti’ (180), ‘Lichene’ (194), ‘Savona’ (349), ‘Chiarlone’ (228), ‘Val Bormida’ (423), ‘Giustizia e Libertà Panevino’ (261), ‘Sambolino’ (127), ‘Casalini’ (73) e la Divisione autonoma ‘Fumagalli’ (27 comandanti e 1.221 partigiani); a queste, vanno aggiunte le numerose squadre d’azione patriottica come la Divisione ‘Gramsci’ (19 partigiani addetti al comando e 1.070 uomini) e le brigate Colombo’ (con 210 unità effettive), ‘Falco’ (149), ‘Corradini’ (207), ‘Volpi’ (129), ‘Don Peluffo’ (79), ‘Aschero’ (89), ‘Pes’ (125), ‘Perotti’ (63), per un totale di circa 4.169 persone impegnate nelle formazioni ribelli. A 4.026 di queste verrà riconosciuta la qualifica di partigiano, mentre 1.356 avranno quella di patriota. 9 saranno i decorati con medaglia d’oro al valore militare, 25 con medaglia d’argento e 8 con quella di bronzo. Alla fine della guerra, nei comuni della provincia di Savona si conterà un totale di 750 partigiani caduti (501 in combattimento e 249 per rappresaglia); più in particolare, 210 provenienti dal Distaccamento Bevilacqua, 126 della Divisione Fumagalli, 159 tra i sappisti della Gramsci e 6 della Brigata Panevino. Senza contare le 304 vittime tra la popolazione civile, tra cui 92 per deportazione in Germania: 281 erano uomini e 23 le donne. Già, le donne: anche a loro va riconosciuto un importante ruolo nella lotta per la Libertà: esse, soprattutto casalinghe e contadine, furono a lungo tenute in bassa considerazione nelle statistiche, innanzitutto perché all’epoca non venivano inquadrate ufficialmente nelle varie formazioni e perché, il più delle volte, erano loro le prime a minimizzare – chi per pudore, chi per riservatezza o ritrosia – il proprio apporto alle vicende partigiane. Queste donne si erano trovate coinvolte nella lotta quasi per caso, inconsapevolmente e senza possedere una preparazione politica o ideologica; tuttavia non si erano tirate indietro, prestando il loro aiuto a chi ne aveva bisogno. Fino ad arrivare a correre seri rischi, spinte sia dall’ineluttabilità degli eventi sia perché animate da sentimenti di umanità e solidarietà. Molte erano state costrette a salire in montagna perché scoperte in attività clandestine per conto del Comitato di Liberazione o per il Fronte della Gioventù.
Nel quilianese si distinsero Maria Porcile, partigiana ‘Aliuska’, da Valleggia e Assuntina Marabotto, residente con la famiglia al ‘Bricco delle Brughe’ presso Le Tagliate: la prima, classe 1926, fu direttamente coinvolta nella lotta dall’ottobre ’44 nel Distaccamento garibaldino Calcagno, al cui interno conoscerà il suo futuro marito, commissario Giuseppe ‘Bruno’ Sacco; la seconda, quindicenne all’epoca dei fatti, indispensabile e attenta collaboratrice dei partigiani, diede sostentamento soprattutto ai componenti del comando della divisione Gin Bevilacqua che era stanziata alla Grotta del Comando, vicino a dove lei viveva. Nella stessa zona, operarono anche la valleggina Caterina Rossi, sarta che produceva pantaloni per i distaccamenti e la quilianese Irma Morazio, staffetta; senza dimenticare, nel vadese, Teresa Porcile, Fiorina Saccone che trasmetteva i messaggi del fratello partigiano Giacomo e l’operaia della SAMR Teresa ‘Vera’ Pace che era riuscita nell’impresa di beffare due San Marco che volevano arrestarla nascondendosi dentro un forno spento della fabbrica. Più tardi sarà nominata responsabile dei Gruppi di Difesa della Donna. Infine, Clelia Corradini, compagna ‘Ivanka’, oppositrice del regime fin da giovane che, seppur vedova e con tre figli, si espose raccogliendo fondi e aiuti concreti in favore della lotta armata; arrestata su delazione, non tradì mai i ribelli nonostante le torture e le sevizie subite prima di venire fucilata. A lei una Medaglia d’Argento dalla nuova Repubblica italiana e la riconoscenza e l’affetto delle generazioni future.

 

FONTI:

G. Patrone, I primi cinquant’anni del Novecento quilianese: Quiliano 1900-1945: scelte amministrative e avvenimenti (Coop. Tipograf, Savona, 2015)

Aa.Vv., Savona in guerra (1940-’43) /(1943-’45). Militari e civili di Savona caduti durante il secondo conflitto mondiale (a cura dell’ISREC)  (Marco Sabatelli Editore, Savona 2013)

R. Lavagna, N. Ottonello, “Li hai visti i ribelli?” (Tipografia “La Stampa”, Vado Ligure (SV) 2008)

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